Giornata di studi in onore di Carlo Donolo

Sulla capacità prospettica di Carlo Donolo. Per proseguire nel suo solco.

Se c’è una cosa che noi tutti riconosciamo in Carlo è la sua capacità prospettica, quello sguardo capace di spingersi un po’ più in là, di vedere effetti in nuce, configurazioni emergenti, processi innescati, sentieri tracciati, misurandosi sulla durata, con la storia e con il domani, ma altrettanto
esplorando salti, transizioni e innovazioni, nodi che vanno al pettine e potenziali. Dalla Politica ridefinita, al tema del Governo debole, alla “sregolazione”,…, alla questione – un assillo – della sostenibilità dello sviluppo. Per non dire de Le vie dell’innovazione. In questa capacità prospettica c’è, a far da base, la profondità, ampiezza e complessità del suo pensiero, la sua grandissima cultura (andava a rileggere Tacito per aiutarsi a esercitare il disincanto, quanto a poteri di governo). C’è l’alimentazione di una ricerca raffinata, metodica (ricerca di stampo indiziario, à la Ginzburg, che non si arresta davanti a confini disciplinari e dilemmi
concettuali, piuttosto li scava e li smonta – con ciò ridefinendoli).

C’è il flusso di un pensiero che attraversa e connette diversi livelli di realtà, con ciò coltivando una postura prospettica, per l’appunto, e facendo scoperte. Riconosciamo la consistenza politica di questa capacità prospettica di Carlo Donolo, che sta non tanto nel suo “prender partito” (uno per tutti: per la democrazia –presa sul serio, beninteso) ma piuttosto nell’assumere una responsabilità pubblica della conoscenza, affrontando la tensione dei legami di quest’ultima con il potere. E’ l’intrinseca politicità di una postura rivolta alla conoscenza del possibile – nel bene come nel male. L’iniziativa è stata voluta dagli “amici di Milano” di Carlo, in una prospettiva
che leghi il ricordo al rilancio della sua ricerca (dello spessore della sua ricerca) per ciò che ha da trasmettere a più giovani generazioni di scienziati sociali.

Viene organizzata da SuiGeneris, Laboratorio di Sociologia dell’Azione Pubblica dell’Università di Milano Bicocca, del quale Carlo Donolo ha fatto parte dall’inizio, nel 2003, e per il quale il suo pensiero ha costituito un motivo fondante, di merito e di metodo. All’iniziativa si associa Eutropia, il Centro di ricerche fondato da Carlo e rilanciato ora da Marcella e dagli amici
e collaboratori di Carlo. Abbiamo privilegiato la forma della conversazione, per rappresentare
passaggi di testimone tra generazioni e perché il conversare era specialmente congeniale a Carlo.

Giovedì 10 maggio 2018, presso la Fondazione Feltrinelli, Sala Polifunzionale (1° piano)
ore 9.30-16.00

Programma della giornata

Presiedono e coordinano i lavori della giornata: Bianca Beccalli ed Enzo Mingione

9.30    Saluti introduttivi: Ota de Leonardis, Laboratorio Sui Generis

9.45  Sul ricercare a più voci. Per il buongoverno di Babilonia: una conversazione tra Gabriele   Pasqui e Pierluigi Crosta, Massimo Bricocoli e Paola Savoldi, coordina Liliana Padovani

11.00   Interventi, discussione

11.30   Sostenere lo sviluppo: dalla prospettiva dell’economia fondamentale: Angelo Salento e   Ota De Leonardis

12.00   Interventi, discussione

12.45   Pausa pranzo

14.00   Pier Carlo Palermo discute con Paolo Perulli il suo articolo “Incubi e sogni capaci, forse,   di turbare il sonno della ragione

14.45  Postazioni per la prospettiva. Conoscenza pubblica e innovazione: Lavinia Bifulco e   Vando Borghi

15.15   Interventi e discussione

15.45  Commento conclusivo: Goffredo Fofi

Interverranno nelle discussioni: Cristina Bianchetti, Giovanni Laino, Michele Salvati, Chiara Sebastiani, Salvatore Pirozzi, Sandro Balducci, Franco Fichera.

 

Ricerca, Azione e Impresa di Comunità: le Microaree vanno in università

di Lorenzo De Vidovich

 

Pubblichiamo di seguito un articolo dedicato al nostro seminario tenutosi venerdì scorso, 13 aprile 2018, presso l’Università di Milano-Bicocca, intitolato “Ricerca-Azione-Impresa di Comunità. Sviluppi e Nodi delle Microaree”. Curato da Margherita Bono (Cooperativa sociale La Collina, Trieste) e coordinato da Ota de Leonardis, l’incontro ha assunto le forme di una presentazione collettiva da parte dei diversi soggetti coinvolti nei più recenti sviluppi dell’ormai ampio universo delle Microaree triestine, in particolare a Muggia, Gorizia e Monfalcone. Non solo Cooperativa Sociale la collina, ma anche rappresentanti del dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Gorizia (tra cui il direttore Marco Bertoli), volontari del Servizio Civile e abitanti del quartiere di Zindis (Muggia), sede da diversi anni di una Microarea locale, pronta a creare un effetto di contaminazione nei territori circostanti.

La giornata è stata particolarmente significativa non solo per leggere ad analizzare i più recenti sviluppi del Programma Microaree al di fuori del confine triestino, ma soprattutto per aver dato forma ad un confronto fra territori e ricerca, fra abitanti, operatori e studiosi delle tematiche di welfare locale. Le domande, le reazioni e gli interrogativi irrisolti emersi alla fine dell’incontro, rappresentano infatti la ricchezza del patrimonio conoscitivo di carattere comune, che le Microaree hanno saputo costruire nel tempo.

Come portare avanti le pratiche di comunità in un contesto non facile?

La domanda fa da sfondo all’intero dibattito, che si è avviato con una spontanea presentazione di diversi collaboratori attivi nello sviluppo di comunità. Margherita Bono, operatrice della Cooperativa Sociale La Collina, avvia l’incontro con le tre caratteristiche comuni a Muggia, Gorizia e Monfalcone: un approccio aperto e a tutto campo, il coinvolgimento di tutti i soggetti del territorio,  l’elaborazione di obiettivi comuni capaci di avvicinare cittadini e  istituzioni.  Anna Demarchi, referente della Microarea di Zindis, è attiva da anni nel suo territorio, sottolinea come questi tre elementi facciano parte delle dinamiche di rottura dei metodi tradizionali con cui confrontarsi nei percorsi di salute e sviluppo di comunità:

non avere una ricetta è essa stessa una risposta (Anna)

Nicolas e Lorenzo, volontari del Servizio Civile rispettivamente a Zindis e Gorizia (nel quartiere Sant’Anna, dove il mix sociale è contraddistinto ex militari che iniziarono a popolare l’area negli anni ’70 ed ex Jugoslavi in seguito allo scoppio del conflitto balcanico negli anni ’90), evidenziano invece elementi fondamentali nella socialità che caratterizza il mondo delle Microaree, l’approfondita lettura del quartiere e delle sue dinamiche, lo sviluppo di pratiche di associazionismo. Sant’Anna, a Gorizia, si sta infatti adoperando per ricostruire e riproporre lo schema del Programma giuliano anche nell’Alto Isontino. L’esperienza di Monfalcone è invece condivisa da Laura, nel Basso Isontino, del gruppo di ricerca-azione che lavora in sinergia con il Centro di Salute Mentale per la salute e la comunità di un’area a prevalenza anziana (carattere comune dell’intera zona triestino-giuliano).

prendere contatto con associazioni, scuole e cittadini per “sentire il polso” del quartiere (Lorenzo)

Tre nodi, tre questioni fondamentali hanno in particolare guidato la discussione che gli operatori hanno voluto sottoporre a studiosi del Laboratorio Sui Generis e studenti del corso magistrale PROGEST

  • Siamo dei ricercatori? Siamo dei professionisti? Siamo matti?
  • Siamo un’impresa? Siamo un ente assistenziale?
  • Abbiamo molti alleati, o siamo soli?

Difficile trovare una risposta ben circoscritta per ognuna delle domande. Un referente di microarea, ad esempio, è chiamato a fermentare tutte le attività del territorio, mantenendo un certo rigore, ricercando, per l’appunto, persone e competenze utili ad obiettivi comuni. Un’osservazione oggettiva ed approfondita delle dinamiche di quartiere e dei singoli bisogni implica un certo distacco, tipico del comune ricercatore, unito però ad una erogazione, di tipo professionale, di un determinato servizio di comunità e di salute, secondo le linee guida aperte e processuali comuni al Programma Microaree.  Sia ricercatori che professionisti, in un contesto che, non bisogna dimenticarlo, è stato teatro di uno dei più importanti processi, anche a livello internazionale, di deistituzionalizzazione psichiatrica, capace di rielaborare e riconfigurare i percorsi per la salute di chi viene comunemente definito matto.

Un’impresa o un ente assistenziale? La risposta non sorge spontanea nemmeno qui, ma è invece frutto dell’incontro fra le caratteristiche di impresa sociale che fanno da sfondo alla logica della Micoraree, ed il servizio d’assistenza quotidiana erogato dagli operatori.

Quando diciamo impresa, ciò che interessa è la produzione di “valore”: non vogliamo fare le cose tanto per fare. Quando diciamo ente assistenziale, intendiamo non occuparci delle persone trattandoli come oggetti passivi” (Margherita)

Uno scambio di domande introduce la terza questione: molti alleati, o una programmazione svolta in solitudine? Il tema è però anticipato da molte questioni cardine, che toccano temi diversi.

Come procedere nel “rendicontare” ad istituzioni che richiedono molta standardizzazione e modalità di tipo quantitativo? Come è stata ripensata la tradizione basagliana alla luce di domande e sfide diverse da quelle che mossero Basaglia a suo tempo?
 Le due questioni sollevate da Emanuele Polizzi introducono i temi della co-progettazione, del partenariato fra diversi attori nelle arene di governance, nell’esigenza di ottenere un ruolo più trainante da parte delle istituzioni nel consolidamento del programma e delle pratiche.

Cosa intendete per “produrre valore”?, si interroga Lavinia Bifulco menzionando l’ormai forte riferimento all’economia che ormai pervade nelle imprese sociali. Come si svolge la riconversione delle risorse economiche? , domanda Raffaele Monteleone. Di risposta, l’attenzione ricade su quello che gli operatori chiamano valore culturale, su cui insiste anche il dottor Bertoli dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria di Gorizia, che conclude con un invito a consolidare le pratiche delle Microaree.

Dove non arrivano le istituzioni possono arrivare altri enti, e questo processo deve crescere, generando quindi anche una crescita delle risorse. Il futuro è qui, non è né l’ambulatorio né il ricovero ospedaliero, ma in questi percorsi di vicinanza ai cittadini. (dott. Marco Bertoli)

Conclude l’incontro il commento finale di Ota de Leonardis, che getta le basi per un secondo appuntamento, al fine di proseguire nella decostruzione e nell’analisi dei tre nodi presentati da Margherita Bono e i suoi collaboratori.

Seminario interno Sui Generis: Ripensare le categorie del valore

Il Laboratorio Sui Generis inaugura l’anno 2018 con un seminario interno:
“Ripensare le categorie del valore. Strumenti analitici e critici alla prova delle trasformazioni del capitalismo”
 Un incontro di riflessione e discussione critica a partire da una lettura di Enrichissement. Une critique de la marchandise (2017) di Luc Boltanski e Arnaud Esquerre.
discutono
Paola Molinatto
Vando Borghi
Ota de Leonardis
Franco Rositi
Il seminario si terrà presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di MIlano-Bicocca,
8 Febbraio 2018, ore 14:00
Edificio U7, Aula 23 (terzo piano)

Conferenza: L’università italiana. Sogni e incubi

Quale futuro per l’università italiana?

Conferenza a cura del Laboratorio Sui Generis sul futuro degli Atenei italiani con la presenza di due massimi esperti: Gianfranco Viesti (Università di Bari), curatore del volume Università in declino. Un’indagine sugli atenei da nord a sud , lavoro della Fondazione Bes pubblicato da Donzelli, e Juan Carlos De Martìn, editorialista e professore presso l’Università di Torino.

Intervengono:
Joselle Dagnes – Università di Torino
Ota de Leonardis – Università di Milano-Bicocca
Guglielmo Forges Davanzati – Università del Salento
Lorenzo Morandi – Link Coordinamento Universitario
Mario Ricciardi – Università di Milano
Marco Romito – Università di Milano-Bicocca

Coordina: Lavinia Bifulco – Università di Milano-Bicocca

Giovedì 16 novembre 2017, ore 14:30
Università degli Studi di Milano-Bicocca, Edificio 6 – Aula U6-1
Piazza dell’Ateneo Nuovo, 1

INVITO APERTO AL PUBBLICO

 

 

SuiGeneris per la rassegna “Urbana: Qualità della Vita e Innovazione Sociale”

Con più di venti appuntamenti su welfare, territorio, innovazione e società, da giovedì 4 a domenica 7 maggio si svolgerà “Urbana. Qualità della Vita e Innovazione Sociale”, iniziativa organizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Bicocca. L’attenzione è rivolta alle nuove pratiche e nuove forme di governance per migliorare il benessere della città. Attraverso un calendario ricco di iniziative dislocate lungo il territorio milanese, l’Ateneo porta in città il dibattito sociologico sui temi del benessere e dell’innovazione sociale.

Nella giornata di venerdì 5 maggio, dalle 14:30 alle 18:30, il Teatro Lacucina (ex Paolo Pini) ospiterà l’incontro “Il Governo della Città tra Competitività Economica e Inclusione Sociale. A Milano e non solo”, promosso dal Laboratorio SuiGeneris assieme al DAStU (Politecnico di Milano), [email protected] (Centro Nazionale di Studi per le Politiche Urbane), Il Mulino, per la presentazione del Secondo Rapporto sulle Città “Le Agende Urbane delle Città Italiane” a cura di [email protected]. Uno sguardo su Milano a confronto con altre città, per mettere a tema la città sociale nell’Agenda urbana. Al dibattito parteciperanno numerosi membri del Laboratorio SuiGeneris: Ota de Leonardis, Massimo Bricocoli, Ernesto d’Albergo, Davide Caselli, Giovanni Laino, Emanuele Polizzi, assieme al curatore del rapporto Gabriele Pasqui, il Presidente di [email protected] Sandro Balducci, l’Assessore alle Politiche Sociali e Salute e Diritti, Pierfrancesco Majorino, e molti altri ospiti.

Per iscriversi agli eventi di Urbana, Qualità della Vita e Innovazione Sociale a Milano, occorre compilare un modulo di registrazione, Per saperne di più sull’intero Programma, tutte le informazioni sono sul sito ufficiale.